Guida rapida alla traduzione dei forestierismi

Alcune indicazioni essenziali per dilettanti alle prime armi.

1. Verificare che non esista già una traduzione.

  • Talvolta la traduzione è pressoché ignota nell’uso comune, dove si usa il forestierismo ignorando le alternative, mentre è usata in un ambito settoriale (es.: permagelo per permafrost).
  • Talvolta la traduzione appartiene al linguaggio letterario e può non essere facilissima da trovare (es.: spranghetta per hangover).
  • La traduzione potrebbe essere un termine poco comune e non figurare nei dizionari principali: bisogna consultare allora direttamente i testi (generici o specifici sull’argomento), le normative, i saggi, eccetera. Oggi, un ottimo strumento è Google Libri. Un altro strumento utile è la TIAE (all’inglese, la IATE), la banca dati terminologica dell’Unione europea.

In questi casi, in generale, bisogna privilegiare la traduzione già esistente, anche se poco diffusa, perché già parte del patrimonio della lingua.

2. Verificare che il termine non sia già stato discusso.
Oggi abbiamo l’interrete che —pur essendo lungi dal contenere tutto lo scibile— ci aiuta a trovare spunti interessanti. Molte persone si sono interessate di questi temi, dai semplici dilettanti ai linguisti più illustri, per cui è possibile che qualcuno abbia già ragionato e proposto una soluzione ottimale, ancora poco diffusa ma considerata efficace da molti di quelli si occupano dell’argomento (es.: fubbia per smog, proposta di Arrigo Castellani).

  • Spesso il neofito arde di zelo e ha mille idee e proposte. È bene fare un respiro profondo e, prima di divulgarle, acquisire dimestichezza con questi temi, confrontandosi con chi ne sa di più: altrimenti si fanno proposte che sùbito sembrano buone ma poi, quando si è più esperti, si scoprono essere mediocri e avventate.
  • Frequentando le piazze virtuali e leggendo gli scritti degli esperti s’imparano molte cose e, nello studio di questa materia spesso complessa, si progredisce più rapidamente che arrivandoci da soli.
  • Alcune opere sul tema, consultabili gratuitamente in rete, sono: Italiano urgente, di Gabriele Valle; la lista di traducenti del fòro Cruscate (si consiglia vivamente di consultare anche i filoni sui singoli termini); Alternative agli anglicismi, di Antonio Zoppetti.
  • Naturalmente, oltre l’interrete, non bisogna dimenticare le opere cartacee sull’argomento, sia storiche sia recenti, con il loro patrimonio di utili ricerche e riflessioni.

3. Osservare le soluzioni delle lingue sorelle.
Oggi l’italiano è una lingua «debole» (altrimenti non ci sarebbe bisogno di questa guida…), ma le nostre lingue sorelle sono più attive nella traduzione e sostituzione dei forestierismi. Spesso offrono soluzioni eleganti che si possono facilmente calcare. Inoltre, per mantenere la preziosa vicinanza che ci lega ai nostri fratelli, è un gran bene che le lingue sorelle adoperino termini simili. Per esempio, se ci si trovasse a voler fare un adattamento di un termine inglese, o di uno spagnolo che significa la stessa cosa, in generale è sicuramente meglio adattare quello spagnolo. Questo è importante: bisogna cercare una visione equilibrata del mondo, liberandosi dalla mentalità anglocentrica (culturale e specialmente linguistica) di cui, inconsapevolmente ma realmente, è pervasa oggi l’Italia.

  • Per avere un’idea vistosa di come curano la lingua all’estero, consultare, tra le altre cose, il sito della spagnola Fundéu.

4. Cercare nel patrimonio regionale e dialettale dell’Italia.
Potrebbero esserci già traduzioni nel linguaggio regionale o dialettale, che potrebbero offrire spunti interessanti. Avendo dalla loro la prerogativa dell’uso, potrebbero attecchire più facilmente. Se esistessero più soluzioni regionali, in generale bisognerà, per ragioni di coerenza storico-strutturale, privilegiare quelle di area toscana.

5. Se si fa un adattamento, farlo secondo le modalità storiche degli adattamenti in italiano, studiando i casi simili e consultando un esperto (operazione che non lusinga il nostro ego, ma che consente di risparmiare un sacco di tempo… e di errori). Talvolta è ovvio, talaltra meno (per esempio, per un dilettante non è immediato che [w-] a inizio di parola si adatti spesso in /ɡw-/… eppure abbiamo guerra, guanto, guardia, guancia, eccetera).

6. Se si conia una nuova parola, assicurarsi di rispettare tutte le norme fonotattiche dell’italiano, non solo quelle più lampanti (es.: in condizioni normali un sostantivo non può finire per consonante), ma anche quelle meno ovvie (es.: non si può avere -u non accentata in fine di parola; /w/ si può avere solo in determinate posizioni; eccetera).

7. Se si decide di creare un composto neoclassico, ricordare che gli elementi di origine greca vanno composti con altri elementi greci, e quelli latini con altri latini, senza mescolarli. È vero che esistono eccezioni a questa regola, alcune anche di uso comune (automobile, eterosessuale…), ma la maggioranza dei termini ben fatti la rispetta, per cui la buona regola è attenervisi.

  • Nell’adattare dal greco e dal latino, assicurarsi di rispettare tutte le regole tradizionali per l’adattamento da queste lingue. Nel caso del latino è abbastanza facile. Nel caso del greco è meno immediato, perché prima bisogna adattare la parola greca al latino, e poi dal latino all’italiano. Per esempio, dal greco κυβερνητική kybernētikḗ deriva correttamente l’italiano cibernetica, con ci-, e non *chibernetica con chi-. Se non si sanno fare queste operazioni, bisogna consultare un esperto (se non se ne conoscono, un buon luogo in cui porre domande è il fòro Cruscate).
  • I composti neoclassici sono un’ottima risorsa ma non bisognerebbe strafare: fuori dagli àmbiti tecnici, per il linguaggio comune, può essere meglio cercare soluzioni meno cólte.