Lepanto

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Gilbert Keith Chesterton
Lepanto

Traduzione di Giulio Mainardi.
Tutti i diritti riservati.

Metro. Strofe diseguali di doppi ottonari; alcune chiuse da quattro ottonari singoli. Niente rime; nell’originale rima baciata, con i quattro suddetti versi brevi collegati ai precedenti tramite uno schema rimico AAbbba.
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LEPANTO

Bianche fonti che ricadon nelle corti soleggiate,
e il sultano di Bisanzio1 mentre scrosciano sorride;
sgorga il riso qual fontana nella faccia ch’ognun teme,
desta il buio di foreste, della barba sua la tenebra,
il crescente incurva in sangue, delle labbra sue ’l crescente,
perché il mare interno al mondo dalle navi sue è scosso.
Le repubbliche han sfidato fino al sommo dell’Italia,
l’Adriatico han solcato, al Leon dei mari intorno,
e ha proteso il papa2 lungi le sue braccia per l’angoscia,
e ha chiamato i re cristiani per difendere la croce.
La regina inglese3, fredda, si rimira nello specchio;
dei Valois l’ombra4 sbadiglia mentre assiste a un’altra messa;
da sognate isole eoe suona fioca l’arma ispanica,
e il signor del Corno d’oro5 sotto il sole sta ridendo.

Tenui pulsano tamburi, in colline appena uditi,
u’ su un trono senza nome s’è riscosso un dubbio principe,
u’ da seggio incerto sorto, e da un ruol mezzo negato,
il sezzaio cavaliere dell’Europa prende l’armi,
il cantor ultimo e forte cui l’augel volle cantare,
che andò a sude un dì cantando, quando giovane era il mondo.
In quel vasto alto silenzio, sale piccolo ed impavido
su tortuosa e stretta via il rumor della crociata.
Grandi gonghi gemon mentre lungi esplodono i cannoni,
sta avanzando don Giovanni, va a combattere la guerra,
crocchian rigide bandiere nelle raffiche notturne
nello scuro viola-nero, nel lucor dorato-sporco,
luce rutila di torce sopra i timpani di rame,
poi gli squilli, poi le trombe, poi il cannone, ed egli viene.
Don Giovanni sta ridendo nella prode barba riccia,
col piè calca le sue staffe come tutti i troni al mondo,
tiene alta la sua testa qual vessil per tutti i liberi.
Luce-amore della Spagna!
Luce-obito dell’Africa!
Don Giovanni d’Austria sta
cavalcando verso il mare.

È Macone6 in paradiso sopra l’astro della sera,
(Sta avanzando don Giovanni, va a combattere la guerra.)
egli muove un gran turbante sulle gambe d’un’urì,
il turbante ch’è intessuto dei tramonti e degli oceani.
I giardini dei pavoni scuote alzandosi dagli agi,
ei cammina tra le cime, egli è alto più degli alberi,
la sua voce nel giardino è un boato che richiama
a volar l’atro Azraele con Ariele con Ammone7.
Essi son giganti e genî,
dai molteplici occhi ed ali,
che obbedendo il cielo franser
quando re era Salomone8.

Sfreccian tutti in viola e rosso dalle nubi rubre all’alba,
da santuari ove dèi lutei serran gli occhi per disprezzo9;
ammantati in verde sorgon dagli inferni verdi equorei
dove son cieli caduti, felle tinte e bestie cieche;
sopra lor s’ammassan conche, le nettunie selve arricciansi,
di pallor miro spruzzate, il malesser della perla;
escon, fumi di zaffiro, dalle crepe blu del suolo,
si radunano e stupiscon ed adorano Macone.
«Rovesciate i monti» dice «che occultar ponno eremiti,
e le sabbie argentee e rosse setacciate da reliquie,
e i giaurri in vol cacciate, notte e giorno, senza tregua,
ché il problema antico nostro sta tornando da occidente.
Il sigil di Salomone posto abbiam sopra ogni cosa
di sapienza e di dolor e resistenza del passato,
ma un rumore c’è tra i monti, sì, tra i monti, e riconosco
quella voce che este regge quattrocentro anni fa scosse:
è egli che non dice “Kismet10; ei che non conosce fato;
è Riccardo, è Raimondo, è Goffredo11 giù al cancello!
È colui che perde e ride se par buona la scommessa,
su di lui calcate i piedi, sia la pace nostra in terra.».
Ei sentiva infatti gemer i tamburi e l’armi esploder,
(Sta avanzando don Giovanni, va a combattere la guerra.)
improvvisi e calmi… Urrà!
Dall’Iberia una saetta!
Ecco, don Giovanni d’Austria
è passato da Alcalà12.

San Michele è sul suo monte tra le rotte boreali
(Preparato è don Giovanni d’Austria e sta venendo avanti.)
dove i mari grigi brillan e maree taglienti s’alzan
e del mar fatica il popol e le vele rosse viaggiano.
Ei la lancia ferrea scuote, le lapidee ali sbatte;
Normandia ha percorso il suono; il rumore è andato solo;
l’aquilone è pien d’intrichi, testi ed occhi doloranti,
tutta è morta l’innocenza della rabbia e la sorpresa,
e il cristian cristiano uccide nella polve d’arta stanza,
e il cristiano teme Cristo ch’ha un novel volto di fato,
e il cristiano odia Maria che baciata fu da Dio,
però don Giovanni d’Austria or galoppa verso il mare.
Don Giovanni clama in mezzo tra l’eclisse e le esplosioni,
sta gridando con la tromba, con la tromba del suo labbro,
una tromba che urla «Ha!».
Nunc et semper gloria Domino!
Don Giovanni d’Austria là
sta gridando alle sue navi.

Re Filippo13 sta in privato col tosone14 attorno al collo,
(Don Giovanni d’Austria armato sta ben pronto sopra il ponte.)
sopra i muri c’è velluto nero e molle qual peccato,
e nanetti n’escon fuori, e nanetti v’entran dentro.
Una fiala di cristallo dai color di luna ha in mano,
ei la tocca, ed essa prude, ed ei tremola bentosto,
e il suo volto è come un fungo d’un leproso bianco e grigio
come piante in alte case che rinserran fuori il giorno.
E la morte è nella fiala, e la fin dell’opra nobile,
ma ha aperto don Giovanni d’Austria il fuoco contro i turchi.
Don Giovanni sta cacciando, e i suoi cani hanno latrato…
Già deflagra oltre l’Italia d’incursion sua la notizia.
Ah, cannon, cannoni, ah!
Ah, cannon, cannoni, urrà!
Don Giovanni d’Austria ha
scatenato le bombarde.

Era il papa in sua cappella pria del giorno o dell’ingaggio,
(È nascosto don Giovanni d’Austria in mezzo al fitto fumo.)
stanza ascosa in casa d’uomo dove sempre siede Iddio,
finestrin segreta donde parvo e caro appare il mondo.
Vede come in uno specchio15 sul mar tetro del crepuscolo
il crescente delle navi di colui ’l cui nome è arcano16;
i nemici vaste adombran, e castello e croce oscurano,
i leon piumati aduggian sugli scafi di san Marco;
sulle navi son palazzi di padroni bruni e mori,
e al di sotto son prigioni, dove in multiple afflizioni
prigionieri egri cristiani tutti penan faticando
quale razza in città immerse, qual nazion nelle miniere.
Son perduti com gli schiavi che innalzarono nei cieli
le scalee degli alti numi sotto giovani tirannidi.
Non han numero, né voce, né speranza, come i morti
al cospetto dei cavalli di granito a Babilonia.
E divien più d’uno scemo nel suo quieto inferno andito
dove un volto giallo guata nella cella dalla grata,
ed ei pensa il suo Dio perso, e più non attende segno.
(Però don Giovanni d’Austria la nemica linea ha rotto!)
Don Giovanni mena colpi dalla poppa insanguinata,
rende il pelago purpureo qual la nave di un pirata,
sta fluendo lo scarlatto sugli argenti, sopra gli ori,
sono infranti i boccaporti, stan saltando le catene,
ed emergon le migliaia che patiron sotto il mare,
per la gioia bianche e cieche per il sole e libertà.
Ita Hispania vivat, vivat!
Nunc et semper gloria Domino!
Perché don Giovanni d’Austria
la sua gente ha liberato!

Sulla sua galea Cervantes18 or rinfodera la spada
(Sta tornando don Giovanni d’Austria cinto con un serto.)
e in spossata terra scorge una sparsa strada in Spagna,
u’ cavalca un cavaliere snello e folle invan per sempre,
e sorride, ma non come quei sultani, e si disarma…
(Ma cavalca don Giovanni verso ca’ dalla crociata.)

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1 – Selim II (1524 – 1574).
2 – San Pio V (1504 – 1572); fu il promotore della Lega santa che sconfisse gli ottomani.
3 – Elisabetta I (1533 – 1603).
4 – Carlo IX di Francia (1550 – 1574), figlio di Caterina de’ Medici. Benché la reggenza della madre fosse finita ufficialmente nel 1563, questa mantenne anche in seguito un potere preponderante.
5 – Il Corno d’oro è un’importante insenatura del Bosforo, storica sede del porto dell’attuale Istanbul.
6 – Con “Macone”, antico nome italiano di Maometto di uso prevalentemente poetico, traduciamo l’inglese Mahound, suo nome medievale inglese dalla connotazione spregiativa.
7 – Rispettivamente l’angelo della morte islamico, uno spirito dell’aria e la somma divinità del pantheon egizio.
8 – Varie tradizioni occultistiche attribuiscono a Salomone il possesso di un sigillo magico, tra i cui poteri era anche quello di comandare i demonî; in proposito gli si ascriveva anche la compilazione di un famoso grimorio goetico.
9 – Probabilmente un riferimento alle grandi statue dorate dei templi dell’oriente. Degli occhi dei santi, chiusi nell’arte buddista e aperti in quella cristiana, Chesterton aveva scritto in Ortodossia (1908).
10 – Kismet è un termine inglese d’origine mediorientale che significa “fato, destino”.
11 – Tre importanti condottieri crociati: Riccardo I (1157 – 1199) detto Cuor di leone, Raimondo IV di Tolosa (circa 1041 – 1105) e Goffredo di Buglione (circa 1060 – 1100).
12 – Alcalá de Henares, a est di Madrid. Era la città natale di Cervantes (si veda l’ultima strofa); don Giovanni ci aveva studiato presso l’Università complutense.
13 – Filippo II di Spagna (1527 – 1598).
14 – Filippo II era gran maestro dell’Ordine del Toson d’oro, istituito nel 1430.
15 – Il 7 ottobre 1571 il papa ebbe una visione e rese noto ai presenti l’esito della battaglia.
16 – Verso non chiarissimo. Il testo letteralmente dice: “il crescente delle sue navi crudeli il cui nome è mistero”. Grammaticalmente “il cui nome” (whose name) dovrebbe riferirsi alle navi o al crescente; qui lo interpretiamo come una licenza poetica e lo riferiamo al soggetto maschile di “sue” (his), che, non essendo ovviamente il papa, è probabilmente il Dio islamico, tra i cui numerosi nomi c’è anche “l’Occulto, il Nascosto” (sura 57,3).
18 – Miguel de Cervantes (1547 – 1616) combatté nella battaglia di Lepanto: nello scontro riportò gravi ferite e perse l’uso della mano sinistra.